Tango…mi amor!

I Maestri Roberta e Donato

Buongiorno Principesse,

Oggi vorrei parlarvi un po’ del mio amico e compagno di viaggio più fidato, affinché possiate conoscerlo (se già non lo conoscete) e magari appassionarvi a questo “stile di vita” proprio come me 🙂

Da qualche tempo a questa parte si sente sempre più parlare di tango argentino, ballopassionale per eccellenza”. Se ne sente parlare per televisione, negli innumerevoli programmi di ballo, se ne legge su riviste, ispira sexy servizi di moda rigorosamente rouge et noir, spuntano ovunque corsi di tango tenuti da maestri argentini e non, che vantano sempre maggiori iscrizioni sia da parte di giovani e giovanissimi, ma anche da parte di chi tanto giovane non lo è più. Tanto che possiamo parlare di una vera è propria febbre da tango.

Voi mi direte, ma certo il tango chi non lo conosce, ballo passionale, ballo sensuale, scandito dalle conosciute note di una fisarmonica da balera!

Il tango, quello argentino, non è niente di tutto questo, tanto che è possibile riassumere la sua filosofia in una celebre frase “Il tango è un pensiero triste che si balla”.

Si tratta di nostalgia allo stato puro, si tratta di malinconia, di un desiderio violento nel ritornare. Non a caso il verbo del tango è proprio volver, il ritornare degli emigrati alle proprie origini.

Il tango fa la sua comparsa nei sobborghi di Buenos Aires intorno al 1880, ma in realtà non si sa nulla di preciso su come sia nato e persino l’etimologia è del tutto incerta. Probabilmente lo si può spiegare come una deformazione della parola tambor, tamburo, strumento immancabile della musica nera, anche se estraneo al tango. La parola deformata diventerà tambò, poi tangò ed infine l’accento si fisserà da tronco a piano in tango.

Appare all’improvviso come un linguaggio comune tra i vari abitanti della pampas, folle di immigrati italiani, tedeschi, spagnoli.

Il tango diventa quindi un caratteristico linguaggio multietnico; reca in sé le caratteristiche della habanera, danza spagnola, del candombe, danza delle popolazioni di colore da cui ne riprende il ritmo in 4/4 o in 2/4.

E’ un ballo incomparabile, diverso da tutte le altre danze di coppia, in cui fondamentale non è la sequenza, non è l’esibizione o le figure, bensì l’abbraccio, la concentrazione, l’improvvisazione, non a caso l’unica figura vera e propria può essere considerata il passo base, il resto è tutta fantasia.

Esiste un preciso gioco di ruoli, l’uomo guida, abbraccia la donna, le dà la “marca” il segnale per il passo da eseguire, mentre la donna segue, si abbandona all’abbraccio. Ma questo non vuol dire che il tango sia un ballo maschilista poiché la donna non è succube, anzi è sicura di sé, il suo compito è elaborare ciò che l’uomo le offre, prendendosi il suo tempo, i suoi spazi e giocando di creatività per adornare, ed eseguire tutti quegli affascinanti giochi con i piedini, che incantano lo spettatore.

L’uomo è la cornice, ma la donna è il quadro!

Due sconosciuti si avvicinano si abbracciano e nei tre minuti, la durata media di un tango, si fondono in unica persona, in un unico fluente corpo, ma attenzione non c’entra né la passione, né la sensualità, i due ballerini non si guardano neanche; lui guarda avanti dritto davanti a sé, mentre la donna chiude gli occhi e danza. Finito il ballo i due tornano sconosciuti.

I Maestri Roberta e Donato
I bravissimi ballerini ed insegnanti Roberta e Donato di Pura Clase Tango

Youtube: Pura Clase Tango 

7 risposte a "Tango…mi amor!"

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